Con grande piacere diamo il benvenuto a Oltremanu , artista poliedrico che ci vizia e seduce con la sua arte. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “Sbuccio la frutta”, condividiamo con felicità l’intervista a Oltremanu , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Avviciniamoci con garbo e curiosità al mondo musicale e personale, Oltremanu ci racconterà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto a Oltremanu !

Com’è nata tua la passione per la musica?

Mio padre era appassionato di liscio, jazz e blues, intenditore di hi-fi e collezionista di vinili; penso che questo abbia avuto un’importante influenza su di me. Già da molto piccolo mi divertivo a giocare con la chitarra o la tastiera, pur non essendo in grado di suonarle. Cominciai infatti a suonare la chitarra a 8 anni e a cantare in una band già dai 15. Ho scritto il mio primo brano a 16 anni, dedicato al primo amore, per poi riprendere l’arte della scrittura più avanti.

Il personaggio può essere una maschera, protettiva quando ci esibiamo. Calato il sipario, chi troviamo dietro Oltremanu e il suo personaggio?

Ho voluto mettere questa risposta nel nome d’arte: Oltre un Manu riflessivo, abbiamo una persona molto ironica e viceversa. Non mi prendo mai troppo sul serio, perché sono convinto che i problemi grossi nella vita non siano così tanti; spesso abbiamo la percezione che le difficoltà di tutti i giorni siano insormontabili, ma con un po’ di impegno e dedizione si riescono quasi sempre a superare. Credo che in generale l’obiettivo ultimo sia scoprire chi siamo davvero e io ho appena cominciato.

Prima l’uovo (il testo) o la gallina (la musica). Com’è stato il processo di creazione di “Sbuccio la frutta”?

Quasi sempre prima la musica, perché è un processo che mi viene molto più istintivo; nel momento in cui sento un flusso musicale che mi guida, l’emotività mi suggerisce la scelta delle parole.

Si sa che un’immagine vale più di mille parole, ma le note non sono da meno! Il lavoro è stato valorizzato da una clip?

Non ancora, mancanza di budget. In pochi ne parlano ma fare musica è anche un impegno economico non da poco; inoltre sono sempre dell’idea che se decido di fare una cosa la faccio bene, e le cose belle si pagano.

È prevista l’uscita di un disco?

Un disco vero e proprio non ancora, ma ho diversi singoli nel cassetto che non vedo l’ora di pubblicare.

Com’è stato il percorso dall’esordio ad oggi?

Molto impegnativo. Penso che in Italia ci sia un problema diffuso: l’invidia e l’egoismo. Nell’ambiente musicale ho trovato veramente poche persone disposte ad aiutare o dare consigli, un’infinità invece che avevano l’unico fine di esternare il proprio ego. Dovrebbe funzionare più come in America: collaborazioni, dialoghi, amicizie sincere; nel mondo dello spettacolo dovrebbe essere alla base.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?

Penso che le canzoni, le poesie o qualsiasi cosa riguardi l’arte, derivino quasi sempre da un disagio interiore dell’artista; io scrivo semplicemente perché faccio fatica a trovare un posto nel mondo, quindi avere un canale su cui posso essere completamente sincero e avere il libero arbitrio, mi dà un grosso senso di pace. Parlo dei miei disagi interiori, di quello che penso, senza avere un’immediata risposta o opinione che ti dice “stai sbagliando” e poi di amore, perché credo che alla fine sia l’unica risposta a tutte le domande rilevanti.

Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Pubblicazioni pregiate forse siamo ancora lontani per l’idea che ho di me stesso, mi sarebbe piaciuto fare molto di più. Ho sempre avuto obiettivi molto alti, che però non sono ancora riuscito a raggiungere. Non ho intenzione di arrendermi perché non lo faccio per soldi o fama, ma per me stesso; finché non avrò trovato le risposte che cerco continuo a scrivere, ma non credo basti una vita. Ho fatto le mie esperienze, quello sì; ho fatto tanti concorsi, soprattutto all’inizio, per prendere confidenza con il palco e con il pubblico, tanti concerti con varie band amatoriali, fino all’esordio in una band che ora ha un vero e proprio tour in giro per l’Italia. Un’esperienza che mi ha formato tanto è stata la nave.

Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

Non ho una visione molto positiva del mercato italiano attuale, penso che si debba rimettere al primo posto la qualità e il talento, abbandonando raccomandazioni e l’assidua ricerca per la fama e i soldi. Ci sono tanti artisti come me sconosciuti, che non riescono ad emergere, ma che varrebbero molto di più di quello che la scena attuale offre.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?

Società del trash (Radio Edit); un brano in cui ironicamente parlo della continua ostentazione che la società è abituata ad avere. Penso che le cose semplici siano sempre quelle più immediate e belle.

Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Mi piacerebbe portare il country in Italia, quello vero però; sono convinto che in Italia ci sia uno stereotipo del country non molto positivo, fatto di “hi-ha”, contadini, mucche al pascolo. Il country è molto altro, fatto di storie di vita di tutti i giorni, canzoni d’amore ed emancipazioni, come è successo anche con altri generi.

Di master