Con grande piacere diamo il benvenuto a Maria Sofia , artista poliedricA che ci sorprende coi suoi prodigi artistici. Recentemente impegnatA nella promozione del lavoro “Giovani incompleti” , pubblichiamo con gratitudine l’intervista a Maria Sofia , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita, Maria Sofia ci racconterà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Tuffiamoci in questo mondo speciale e diamo un caloroso benvenuto a Maria Sofia !

Com’è nata tua la passione per la musica?
La mia passione è nata per istinto di sopravvivenza contro la noia del piccolo paesino in cui sono cresciuta. I miei genitori notarono subito che accompagnavo ogni mia azione con il canto, così decisero di iscrivermi a un coro gospel sin da piccola.

Cosa significa e com’è nato il nome Maria Sofia e il suo personaggio, il suo sound?
Ho scelto di chiamarmi Maria Sofia anche sul palco. Non è solo un nome, ma un legame invisibile: era il nome di mia nonna paterna, scomparsa nello stesso giorno e mese in cui sono nata io. Portare il suo nome è il mio modo di onorare una connessione speciale che sento da sempre.

Il mio sound è lo specchio di questa autenticità. Sono cresciuta senza la paura del giudizio, educata dai miei genitori a esprimermi sempre con coraggio. Questa libertà è l’anima del mio progetto e, soprattutto, del mio nuovo singolo.

Come descriveresti la nascita di “Giovani incompleti”?
Giovani incompleti nasce da un’esigenza viscerale: dare voce ai miei vent’anni. È un’età in cui spesso ci si sente disorientati, come se mancasse sempre un pezzo per definirsi davvero. Insomma, ci si sente incompleti.

L’ispirazione è scattata in libreria: leggendo Marco Missiroli (mio professore in triennale), mi sono imbattuta in una citazione di Italo Calvino che mi ha folgorata. Ho riscoperto Il visconte dimezzato e ho capito che quel tema doveva essere il cuore della mia canzone. Ho intrecciato quel concetto alla mia storia per creare uno spazio dove chiunque, ascoltandomi, possa sentirsi meno solo nel proprio smarrimento.

E com’è nato il suo videoclip?

Per ora non c’è un videoclip. Ho preferito concentrarmi sulla dimensione sonora di questo singolo, ma non escludo in futuro di dare anche un volto visivo a questo racconto, magari con dei contenuti che esplorino l’estetica di questo progetto.

Il lavoro fa parte di una serie di uscite che culminerà in un disco?
Il mio obiettivo finale è sicuramente un disco, il porto a cui voglio approdare. Tuttavia, la mia musica è in continua evoluzione. Ho scritto Giovani incompleti qualche tempo fa e da allora la mia direzione artistica è maturata molto. Sto ancora valutando se questo brano farà parte del progetto finale o se resterà un capitolo a sé: un ponte prezioso che segna l’inizio del mio viaggio e della mia crescita 

Cos’è per te l’arte, la musica?

Per me l’arte è espressione pura: un linguaggio senza filtri per arrivare agli altri in modo autentico. La bellezza della musica sta nella sua libertà; permette a chiunque di spogliarsi della paura del giudizio e trovare la propria verità.

La musica è stata l’unica forza capace di spingermi oltre le mie sicurezze, dandomi il coraggio di cambiare strada. Oggi tutto ciò che faccio ruota intorno alle note: è un bisogno viscerale, un dare e ricevere emozioni. È quella sensazione indescrivibile allo stomaco che mi ricorda, ogni giorno, quanto sia fondamentale essere se stessi.

Quali sono le tue influenze artistiche?
Le mie radici sono un mix di mondi diversi: il rock di Queen e Pink Floyd trasmesso da mia madre, la canzone d’autore di Dalla e Vanoni da mio padre, e il jazz di Louis Armstrong ed Ella Fitzgerald grazie a mio nonno.

Oggi la mia musica guarda alla nuova ondata Brit , artiste come Raye, Olivia Dean e Celeste, unendo il loro stile alle mie radici Jazz e Soul. Sono sempre alla ricerca di suoni nuovi che possano accendere la mia creatività.

Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Voglio parlare alla mia generazione. In un’epoca così complessa e piena di incertezze, spero che chi ascolta la mia musica possa finalmente sentirsi capito Mi piace raccontare la società, gli amori e quelle sensazioni che spesso restano sottintese. La mia ispirazione più grande è la vita stessa: trasformo il quotidiano in musica per offrire uno specchio in cui chiunque possa riflettersi e sentirsi meno solo.


Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?

Il mio percorso è un mix di esperienze diverse. Ho vissuto l’emozione della TV con X Factor e cantato davanti al grande pubblico per il Basket Varese su DAZN. Allo stesso tempo, ho sempre cercato il contatto vero: dalle metropolitane di Milano ai piccoli locali di provincia, ogni posto è stato una sfida. Non sono mancati i riconoscimenti: il terzo posto a Fatti Sentire e la finale al Cantagiro. Recentemente, ho portato la mia musica anche in Rai, partecipando a programmi come Sogni di Gloria (Rai Radio 2) e Viva il Videobox (Rai 2). Ogni palco mi ha insegnato qualcosa di prezioso.

 
Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?

La scena attuale è dinamica, ma mancano “spazi intermedi” per chi fa musica di ricerca. Mi piacerebbe vedere più curiosità verso ciò che non rientra subito nei canoni radiofonici.Vorrei un sistema che scommetta sulla longevità dei progetti piuttosto che sulla velocità del consumo. È fondamentale ridare valore alla narrazione e al messaggio che un artista vuole lasciare, rispettando i tempi giusti di crescita.

Oltre al lavoro in promozione quale altro brano ci consigli di ascoltare?

Da grande fan di Raye, non posso che consigliare l’ascolto di “I Know You’re Hurting”. È un brano che mi tocca profondamente.

Quali sono i tuoi programmi futuri?

Ad oggi il mio unico obiettivo è chiudermi in studio e dedicarmi totalmente alla scrittura. Voglio continuare a produrre musica nuova per raccontarmi sempre meglio e consolidare un progetto artistico che mi rappresenti al cento per cento. Sono in una fase di grande fermento creativo e non vedo l’ora di condividere i frutti di questo lavoro.

Di master