Uno spritz con JAROMIR RUSNAK eccezionale artista, vita e curiosità partendo da EVERLASTING SUITE

Con grande gioia diamo il benvenuto a JAROMIR RUSNAK, artista poliedrico che sta spopolando nelle piattaforme musicali. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro EVERLASTING SUITE, approfondiamo con riconoscenza l’intervista a JAROMIR RUSNAK, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Leggeremo di più sulla vita musicale e artistica, JAROMIR RUSNAK ci condividerà la sua storia, le sue origini e il ponte musicale da lui percorso, e i progetti futuri. Andiamo a capofitto a fondo e diamo un caloroso benvenuto a JAROMIR RUSNAK!

1. Com’è nata la tua passione per la musica? 

In realtà non saprei indicare un momento preciso. Già a otto anni volevo iscrivermi al pianoforte alla scuola di musica di Cracovia, la mia città, ma non mi hanno preso, quindi ho iniziato a studiare privatamente. Due anni dopo volevo fare fisarmonica e mi ricordo che ho portato tutti i documenti a mia mamma dicendole: «Firma qui e qui». Quindi direi che ero abbastanza determinato fin da piccolo.

Forse ha influito anche l’ambiente in cui sono cresciuto. Tutti i miei amici suonavano e anche alle feste di famiglia capitava che qualcuno tirasse fuori una chitarra o una fisarmonica.

Mi ricordo ancora la prima volta che ho sentito dal vivo il Libertango di Astor Piazzolla, suonato dai ragazzi della scuola di musica. Ho pensato subito che fosse un pezzo che volevo assolutamente suonare. Qualche anno dopo ci sono riuscito e ho chiuso il capitolo della fisarmonica.

Poi la strada mi ha portato al contrabbasso e basso elettrico. A un certo punto non riuscivo proprio a stare a casa senza suonare, e così la musica è diventata sempre più centrale nella mia vita.

2. Com’è stato il processo di creazione di Everlasting Suite?

La suite è nata durante il biennio al Conservatorio di Milano, sotto la guida di Lucio Terzano. L’ho concepita per la mia laurea magistrale, che ho concluso con 110 e lode. È stato un processo abbastanza lungo: ho iniziato a scriverla alla fine del 2022 e ho finito nel settembre 2023, poco prima della laurea.

All’inizio avevo un foglio su cui avevo segnato cosa volevo inserire nelle varie parti. Il riff principale della prima parte è arrivato subito. Sapevo, per esempio, che la seconda parte doveva essere in un tempo dispari, ma trovare il tema giusto non è stato immediato. Ho sperimentato con 11/8, 5/8 e 7/8, finché non è arrivata l’idea che mi convinceva davvero.

La terza parte, invece, avevo iniziato a scriverla già all’inizio, senza pensare che sarebbe diventata parte della suite. Avevo in mente un ostinato al pianoforte, con la mano sinistra che suona il tema insieme al contrabbasso, mentre sopra i fiati, nei registri alti, creano dei colori.

L’intro e l’outro sono arrivate alla fine, intrecciando e introducendo i motivi principali della suite. Per Reflecting, invece, sapevo di voler usare quell’armonico come punto d’appoggio, mentre il resto è nato dall’improvvisazione.

Dopo la laurea volevo suonare la suite dal vivo prima di registrarla, soprattutto in quartetto, che è la mia formazione principale e quella che preferisco. Volevo lavorare sulla parte ritmica insieme a Giuseppe Blanco al pianoforte e Andrea Lo Palo alla batteria, quindi ho organizzato alcune date. Alla fine siamo riusciti a fare tre giorni consecutivi di concerti, da venerdì a domenica, per entrare in studio il lunedì successivo.

Purtroppo, i fiati con cui suonavo in quel periodo avevano altri impegni, quindi, quasi all’ultimo, ho dovuto cercare musicisti che avessero sia le capacità sia la voglia di affrontare questo progetto. Due settimane prima dei concerti sono arrivati Raffaele Fiengo, Riccardo Sala e Pietro Vitali, che infatti suonano sul disco.

Abbiamo registrato a giugno 2024. Da Varsavia è venuto Kosma Standera, il mio fonico, per seguire il lavoro. L’album è poi uscito a marzo 2025 per SJRecords, un’etichetta polacca.

3. Cos’è per te l’arte, la musica?

Per me l’arte, e in particolare la musica, è soprattutto un modo di esprimermi. Ogni volta che suono, in qualche modo espongo me stesso. Chi mi conosce bene può riconoscere le mie emozioni e capire come sto, anche attraverso il modo in cui interpreto quello che suono. È un modo per comunicare qualcosa di me senza doverlo necessariamente spiegare a parole.

4. Quali sono le tue influenze artistiche?

Ho ascoltato e suonato davvero tanta musica diversa. Ho iniziato con il rock, poi sono passato al jazz, ma nel tempo mi hanno influenzato anche la musica balcanica, il pop, l’EDM, la world music e la musica dei cantautori. Ci sono talmente tanti generi che hanno contribuito a formare il mio gusto musicale che è difficile indicarne uno in particolare. Alla fine è un insieme di tutte queste cose.

Se parliamo di bassisti e contrabbassisti che mi hanno colpito particolarmente, direi John Paul Jones, Jaco Pastorius, Christian McBride e Avishai Cohen. Sono musicisti molto diversi tra loro, ma ognuno mi ha lasciato qualcosa.

5. Quali sono le tue collaborazioni musicali?

Oltre al Jaromir Rusnak Quartet, su cui mi concentro principalmente, collaboro con diversi musicisti della scena milanese e polacca.

A Milano suono nel Vijaya Trentin Trio, con cui abbiamo registrato un disco a luglio di quest’anno. Collaboro anche con Vincent Dupuy, Mattias Bråhammar e Ludovico Cicchitelli, oltre a tanti altri musicisti con cui mi capita di lavorare in studio o di fare singole date.

L’anno scorso ho registrato anche con Anna Castiglia e Simone Famiglietti.

In Polonia, invece, collaboro con il cantautore Karol Ochodek, nel suo quartetto, e porto avanti un progetto in duo con il fisarmonicista Bogusław Zięba, che è davvero un musicista fenomenale.

6. Parliamo delle tue esperienze più importanti tra pubblicazioni, concerti dal vivo e concorsi.

Tra le esperienze più importanti ci sono sicuramente le mie pubblicazioni. Ho pubblicato tre dischi a mio nome, tra cui Everlasting Suite, uscito nel 2025 per SJRecords, che ha ricevuto anche dei riconoscimenti da parte della critica. La seconda parte della suite ha inoltre ottenuto il secondo posto per mix e mastering in un concorso internazionale negli Stati Uniti.

In questo periodo sto lavorando a un nuovo disco con il mio quartetto, insieme a Jossy Botte al sax tenore, Giuseppe Blanco al pianoforte e Andrea Lo Palo alla batteria. Registriamo il 17 e 18 ottobre a Varsavia, nello Studio S4 della Radio Polacca, uno studio storico che ha ospitato anche una famosa serie di registrazioni legate al Polish Jazz. È un progetto a cui tengo molto e che rappresenta un passo importante per il quartetto.

Quest’anno abbiamo suonato anche a un festival a Cracovia e abbiamo collaborato con Musicamorfosi a Milano. Per il 2027 il mio obiettivo è portare il quartetto sempre più fuori dall’Italia e dalla Polonia, cercando nuove opportunità per suonare a livello internazionale.

Con il quartetto abbiamo anche vinto un premio al Premio del Conservatorio di Milano. Per quanto riguarda gli altri concorsi, invece, non mi sono mai concentrato troppo su quelli riservati agli under 35, perché con la differenza d’età tra i membri del gruppo spesso non rientriamo nei requisiti.

7. Cosa ne pensi della scena jazz italiana e di quella internazionale?

Secondo me, in Italia ci sono tantissimi musicisti bravi, ma purtroppo spesso mancano gli spazi dove incontrarsi, suonare insieme e sviluppare nuovi progetti.

Me ne sono reso conto anche durante il conservatorio. Eravamo circa 80 studenti più gli insegnanti e avevamo a disposizione una sola sala per suonare. Anche a Milano, trovare locali dove si possa ascoltare jazz dal vivo tutte le sere non è facile.

Gli standard jazz, per esempio, si suonano spesso agli eventi privati o durante le jam session, ma secondo me manca un vero jazz club, accessibile a tutti, che sia un punto di riferimento per la scena locale. Un posto dove i musicisti possano incontrarsi regolarmente, creare delle formazioni stabili, costruire un repertorio e far crescere dei gruppi con una propria identità.

Credo che da questi spazi possano nascere delle collaborazioni importanti e una scena musicale molto più solida.

Per quanto riguarda la scena internazionale, per quello che ho potuto vedere, in alcuni paesi ci sono musicisti di livello altissimo e soprattutto più opportunità per suonare, incontrarsi e sviluppare progetti. Secondo me, la differenza non sta necessariamente nella qualità dei musicisti italiani, ma anche nelle possibilità che hanno di crescere e di farsi conoscere. Mi piacerebbe confrontarmi sempre di più con altre scene, ed è proprio quello che vorrei fare nei prossimi anni.

8. Quali sono i tuoi sogni nel cassetto?

Un sogno che mi accompagna da sempre è suonare al Montreux Jazz Festival. È uno di quei palchi che ho sempre immaginato e che mi piacerebbe raggiungere con la mia musica.

Di master