Parlano di lei, usano il suo nome, costruiscono versioni: la risposta musicale di Syelune Vorne

Una sottile ma sostanziale differenza separa il difendersi dal decidere di non sedersi più al tavolo dove gli altri discutono di noi. Mossa da questa consapevolezza, la cantautrice cubana naturalizzata italiana e ciampinese d’adozione Syelune Vorne pubblica “Karma”, il suo nuovo singolo.

Giudizi, mezze verità, conversazioni private, versioni ripetute fino a pretendere di diventare fatti. Syelune racconta di aver conosciuto bene questo meccanismo e di aver trascorso tempo nel tentativo di correggere ciò che veniva detto sul proprio conto. Fino a scegliere una strada diversa.

Non una controffensiva e nemmeno una ricostruzione pubblica della vicenda. “Karma” nasce nel momento in cui l’artista decide di non organizzare più il proprio tempo intorno alle parole degli altri.

«”Karma” nasce dall’osservazione di un meccanismo che conosco bene: persone che pronunciano il tuo nome molto più di quanto tu pronunci il loro – racconta –. Giudizi, versioni costruite, che a forza di essere ripetute pretendono di diventare fatti. A un certo punto ho smesso di voler correggere ogni voce. Ho preferito scriverci sopra una canzone.»

Perché la ripetizione non rende vera un’affermazione, ma può farla apparire progressivamente più familiare e, di conseguenza, più credibile.

In psicologia cognitiva il fenomeno è conosciuto come “illusory truth effect”, l’”effetto di verità illusoria”. Una review pubblicata nell’aprile 2024 su Current Opinion in Psychology ha raccolto gli studi sul tema mostrando come l’esposizione ripetuta possa accrescere la percezione di veridicità anche di informazioni false, implausibili o in contrasto con conoscenze già possedute.

Il riferimento scientifico non racconta naturalmente la vicenda personale di Syelune, ma aiuta a leggere la dinamica da cui nasce la canzone: la distanza che può crearsi tra ciò che è accaduto e ciò che, continuando a essere raccontato, finisce per sedimentarsi come una versione plausibile.

«Mi nombre se llama Karma. Tú me nombras cada día, yo no te nombro mañana»: «Il mio nome si chiama Karma. Tu mi nomini ogni giorno, io domani non nominerò te».

La sproporzione raccontata da Syelune non riguarda soltanto chi parla e chi sceglie di non rispondere, ma anche l’attenzione che il negativo riesce a intercettare. Un fenomeno particolarmente evidente online: uno studio pubblicato su Nature Human Behaviour, condotto su circa 105.000 varianti di titoli che hanno generato 5,7 milioni di clic e oltre 370 milioni di impression, ha rilevato che, in un titolo di lunghezza media, ogni parola negativa aggiuntiva aumentava del 2,3% il tasso di clic. Un dato circoscritto al consumo di notizie online, ma significativo rispetto alla capacità del linguaggio negativo di conquistare attenzione.

Nel brano, questo tipo di attenzione assume un valore e una forma molto concreti. Syelune parla di conversazioni private, di attacchi dietro uno schermo e racconta persino di profili creati utilizzando il proprio nome, sia artistico che anagrafico.

Ma proprio quando “Karma” potrebbe trasformarsi in una resa dei conti, il testo sceglie di fermarsi: «No voy a decir nombres» («Non dirò nomi»).

Nessun nome da consegnare al pubblico, nessun elenco di colpevoli, nessuna richiesta all’ascoltatore di prendere posizione. Syelune rinuncia così a utilizzare la stessa attenzione che il brano mette in discussione: non aggiunge altri bersagli, non alimenta il circuito e riporta il discorso sulla scelta da cui “Karma” nasce, quella di decidere finalmente dove investire il proprio tempo.

«Non ho scritto “Karma” per convincere qualcuno della mia versione dei fatti – conclude l’artista –. A un certo punto capisci che non tutto merita una risposta e che continuare a correggere ogni voce significa restare dentro una conversazione che non ti appartiene più. Il karma, nella canzone, non è una vendetta che devo organizzare io. È ciò che rimane quando ognuno viene lasciato davanti alle proprie azioni.»

Anche il significato del titolo passa da qui. Per Syelune il karma non è l’attesa che prima o poi qualcuno “paghi”, né la speranza di assistere a una rivalsa. È la rinuncia a occuparsene personalmente: smettere di intervenire, correggere e replicare, lasciando a ciascuno la responsabilità di ciò che fa.

A quel punto, la questione diventa soprattutto come si sceglie di utilizzare il proprio tempo.

“Karma” arriva dopo poco più di un mese da “Confundieron (Oye mi voz)”, il singolo in cui aveva affrontato le definizioni ricevute negli anni – “debole”, “matta”, persino “bestia” – e il diritto di tornare a definirsi attraverso la propria voce. I due brani fotografano due momenti diversi dello stesso percorso. In “Confundieron” Syelune sentiva il bisogno di dire “ascolta la mia voce” e di sottrarre la propria identità alle parole che altri avevano utilizzato per raccontarla; in “Karma” quella voce ha conquistato anche il diritto di tacere quando rispondere significherebbe continuare ad alimentare una conversazione dalla quale l’artista ha scelto di uscire. Perché avere una voce significa anche poter scegliere quando non usarla per difendersi, smettendo di lasciarla in ostaggio alle versioni di noi create dagli altri.

Musicalmente, il cambio di passo è altrettanto netto rispetto al precedente brano. La produzione, firmata anche questa volta da Emanuele Proietti, porta “Karma” su un terreno decisamente più ritmico e incalzante, facendo emergere con maggiore evidenza l’anima energica di Syelune. Il contenuto resta personale, ma non assume la forma della confessione: il brano corre, reagisce, prende spazio, ampliando ulteriormente il profilo di una cantautrice che negli ultimi lavori sta definendo con maggior nitidezza la propria identità, senza separare le radici cubane dalla vita costruita in Italia, l’introspezione dall’energia e la sensibilità da una componente interpretativa più istintiva.

Una direzione che continua a trovare in “Appartenere non significa scegliere” la propria sintesi. La frase con cui Syelune racconta da tempo il rapporto tra le due culture che fanno parte della sua storia, in “Karma” acquista anche un significato ulteriore: poter scegliere non soltanto ciò a cui appartenere, ma anche a cosa concedere il proprio tempo e la propria attenzione.

Perché alla fine è proprio il tempo a mostrare la distanza tra ciò che si dichiara e ciò a cui si continua, nei fatti, a dare importanza. Nel finale, l’artista lo afferma in maniera cristallina: «Dicen que no les importo, pero encuentran tiempo todos los días para preocuparse de lo que hago en mi vida» («Dicono che non gli importa di me, ma trovano tempo ogni giorno per preoccuparsi di quello che faccio nella mia vita»). E oggi, quel tempo, ha scelto di spenderlo altrove.

“Karma” diventa così una scelta di direzione: Syelune non vuole continuare a correggere ogni voce, ma utilizzare la propria per scrivere, creare, salire su nuovi palchi e dare forma al percorso che viene dopo.

Il brano è accompagnato dal videoclip ufficiale, diretto da Danilo D’Auria, con Chiara Lucarelli alla camera, Alessandra Venditti al make-up e la produzione di OURTAKE.


Di master