Diamo oggi il benvenuto a Bessye, artista poliedrica che ci sorprende coi suoi prodigi artistici. Recentemente impegnata nella promozione del lavoro “Citylife”, condividiamo con piacere l’intervista a Bessye, grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! In punta di piedi ma con la curiosità di un bambino entriamo nella musica e nella vita, Bessye si narrerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a Bessye!
Com’è nata tua la passione per la musica?
In realtà il mio percorso artistico è iniziato con la danza, che ho praticato dai 6 ai 20 anni, studiando diversi stili, dal modern al contemporary, fino a videodance e heels. La danza è stata una parte importante della mia vita; poi, a 13 anni, ho iniziato ad avvicinarmi al canto da autodidatta. La musica mi ha sempre accompagnata e ho capito che cantare mi permetteva di mostrare agli altri una parte di me che non riuscivo a mostrare in altri modi. Penso che il dono della voce me lo abbia dato mia madre, che è venuta a mancare quando avevo 15 anni per una brutta malattia. Lei amava cantare e il mio sogno era in primis il suo, ma poi la sua vita ha preso un’altra piega. A 20 anni ho dovuto lasciare la danza per via della rottura del menisco, e da allora mi è rimasta la musica, che mi ha sempre accompagnata. Quattro anni fa, ormai, ho iniziato la mia gavetta da emergente e ho cominciato a investire su questo sogno, studiando e scrivendo le mie canzoni. Nelle mie canzoni cerco di trasformare le mie esperienze in qualcosa in cui si possano rivedere anche gli altri.Com’è nato “Bessye” e il suo personaggio, il suo sound?
Bessye è nata in modo molto naturale, senza costruire a tavolino un personaggio o cercare di essere qualcosa che non sono. In realtà Bessye sono semplicemente io: con le mie fragilità, il mio modo di vedere il mondo e di vivere le emozioni. Credo che l’autenticità sia il punto cardine di tutto il mio progetto. Cerco di mettere quanto di più mio in tutto, dalle cose più grandi alle cose meno importanti. Il nome Bessye, invece, nasce da Bessie l’asfaltatrice di Cars, il mio film preferito da quando sono piccola. Bessie mi ha sempre affascinata perché era l’unico personaggio che, a differenza degli altri, non parlava e non aveva gli occhi, ma tutti i personaggi la descrivevano come “la miglior asfaltatrice mai prodotta”. Mi rivedo in Bessie perché anche io sono silenziosa e introversa, ma riesco ad esprimermi al meglio quando faccio ciò per cui penso di essere nata, ossia cantare, come quando Bessie asfaltava le strade.
Da un incontro o da un scontro, tutto può essere ispirazione. Com’è nato il lavoro “Citylife”?
Ero in studio con Andrea, l’autore che ha scritto con me la canzone; non ci eravamo mai visti prima e ci stavamo conoscendo. Io non avevo nessuna intenzione di scrivere d’amore. Ad un certo punto lui mi ha chiesto se mi fossi mai innamorata, e io sono scoppiata a piangere; così lui mi ha detto: “Se ti fa piangere, è l’argomento giusto”. È proprio così che è nata Citylife. È nata dalle lacrime, da ricordi, da esperienze e anche da due sensibilità artistiche che si sono capite subito, la mia e quella di Andrea. La canzone l’abbiamo scritta in un giorno solo, ma era una versione solo piano e voce e senza lo special, che ho aggiunto poi io in seguito, perché alcune cose mi piace anche scriverle da sola con me stessa. Spesso, durante la scrittura delle mie canzoni, ho bisogno anche di stare sola: è lì che mi vengono le idee migliori. Con questo non voglio dire che bisogna fare tutto da soli, anzi, bisogna lavorare assieme ad altri perché ci si arricchisce e perché da soli non si arriva mai da nessuna parte; è il gruppo che fa la differenza. Ma ci sono canzoni in cui a volte vivo la scrittura in modo molto intimo.
Il lavoro sarà contenuto in un EP/Album?
No, Citylife è un singolo, come molti altri a cui sto lavorando e che usciranno. Un album mi piacerebbe farlo, ma per ora è presto.
Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Io dico sempre che ogni artista porta un messaggio. Il mio messaggio, come dico sempre, è che le anime fragili possono arrivare a vincere, ed io ne sono la bandiera. Il mio sogno, oltre a quello di vivere di musica, è quello di essere d’ispirazione per gli altri a realizzare ciò che si desidera, perché come dico io: “Nessun sogno è troppo grande per essere realizzato”.
Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi?
Io cerco sempre posti e contesti in cui esibirmi e farmi conoscere; mi potete trovare spesso in giro nei locali di Milano a prendere parte ad open mic, oppure può essere che qualcuno mi abbia vista in strada a Milano, perché ho fatto anche l’artista di strada. Ho partecipato a molti contest importanti a livello nazionale e alcuni li ho anche vinti, come ad esempio questa estate il Baia Summer Festival a Rimini — con in giuria Rory Di Benedetto —, al quale ho portato proprio Citylife in anteprima, oppure l’Infinity Recco Music Award 2025, che ho vinto con la mia canzone “Real”. Ho anche vinto un programma televisivo ormai due anni fa, La Corrida condotta da Amadeus sul canale 9, dove ho avuto l’opportunità di esibirmi accompagnata da un’orchestra composta da elementi che, per la maggior parte, facevano parte dell’orchestra del Festival di Sanremo, e diretta dal maestro Leonardo De Amicis. Nel futuro continuerò in questa direzione; spero sentirete parlare presto di me e di realizzare al più presto il mio sogno di vivere di musica.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana? E cosa cambieresti/miglioreresti?
Credo che oggi si dia troppo spazio alle mode e troppo poco alla qualità vocale e all’interpretazione, e spesso questa considerazione la si può applicare anche a livello dei testi. Personalmente mi rendo conto che io ascolto quasi solo musica di anni fa, artisti come Mina, Battisti, Mia Martini, ecc. Sento che la musica di qualche anno fa aveva una ricerca vocale e un’intensità diversa. Ci sono comunque eccezioni meravigliose come Giorgia ed Elisa, che è la mia cantante favorita, ma anche loro vengono da quel mondo lì. Mi piacerebbe ritrovare più autenticità e voci riconoscibili. Se mai un giorno ci fosse posto anche per me nel panorama musicale italiano, sicuramente nel mio piccolo cercherei di invertire questa tendenza.
Oltre al lavoro in promozione, quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Oltre a Citylife, ho fuori altri quattro brani che sono i miei primi, e consiglio di ascoltarli perché trattano di temi che sono molto “miei” e potreste capire molto di me a livello testuale e di argomenti, mentre a livello di sonorità c’è stata un’evoluzione dal mio primo pezzo fino a Citylife, che è un pezzo più maturo, ma io ritengo sia bello vedere anche questa evoluzione.
Progetti a breve e lungo termine?
Ci sono nuovi pezzi a cui sto lavorando e anche nuove opportunità alle quali mi sto preparando, e spero di prendere parte, ma che non voglio ancora svelare. Il mio obiettivo più grande è sempre quello di vivere di musica, e ogni giorno lavoro per rendere questo possibile.