Diamo oggi il benvenuto a Alessio Pizzotti , artista poliedrico che raccoglie consensi a go-go. Recentemente impegnato nella promozione del lavoro “40 lune”, pubblichiamo con gratitudine l’intervista a Alessio Pizzotti , grati e onorati per il suo tempo e la cortesia riservataci! Avviciniamoci con garbo e curiosità al mondo musicale e personale, Alessio Pizzotti ci condividerà con quelle che sono le collaborazioni, le esperienze, e i progetti futuri. Ma largo ai convenevoli, diamo un caloroso benvenuto a Alessio Pizzotti !
Com’è nata la tua passione per la musica?
È nata quando ero bambino, in maniera molto spontanea. Avevo una piccola tastiera e mi divertivo a riprodurre a orecchio tutto quello che ascoltavo. Passavo ore a cercare melodie, a inventarne di nuove, senza sapere esattamente cosa stessi facendo. Era il mio gioco preferito. Credo che la musica sia entrata nella mia vita così, senza chiedere permesso, e da allora non ne è più uscita.
Usa tre aggettivi (e perché) per descrivere Alessio Pizzotti e il suo personaggio.
Introverso, libero e sognatore.
Introverso perché sono una persona che ama il silenzio, l’osservazione e la solitudine, che ti permette di ascoltare davvero quello che hai dentro. Spesso riesco a raccontare molto più di me attraverso un pianoforte che con le parole.
Libero perché nella musica non voglio sentirmi legato a schemi o aspettative. Ho suonato per tanti artisti, ho attraversato generi e situazioni diverse, ma oggi sento il bisogno di seguire soprattutto quello che mi emoziona, senza preoccuparmi troppo di dove possa portarmi.
Sognatore perché gran parte della mia musica nasce da luoghi che immagino, da viaggi che forse non farò mai e da emozioni che provo a trasformare in suoni. Mi piace pensare che attraverso la musica si possa andare ovunque.
Come è stato concepito il lavoro “40 lune”?
“40 lune” rappresenta un po’ il mio percorso artistico e personale. Potrebbero essere quaranta giri intorno al sole, oppure quarant’anni di lune. Io, che amo profondamente il silenzio della notte, preferisco questa seconda immagine. La notte è il momento in cui mi ritrovo maggiormente, quando tutto rallenta e i pensieri diventano più chiari. Questo brano è una sorta di viaggio attraverso il tempo, i ricordi, le trasformazioni e tutto quello che sono diventato oggi.
Il lavoro è accompagnato da un video?
Per i miei brani scelgo spesso di non realizzare un videoclip. Amo l’idea che chi ascolta possa costruire liberamente le proprie immagini, immaginare luoghi, persone e viaggi che appartengono soltanto a lui. La musica strumentale ha questa forza straordinaria: non suggerisce necessariamente una storia precisa, ma lascia spazio a infinite storie personali. Preferisco non condizionare l’immaginazione di chi ascolta con immagini già definite.
Il lavoro fa parte di una serie di uscite che culminerà in un disco?
Probabilmente ci sarà una nuova uscita a breve, perché continuo a scrivere e ho sempre nuove idee da sviluppare. Per un nuovo album, però, voglio aspettare ancora un po’. Il mio ultimo disco, “Beninconia”, è uscito nel 2024 e sento ancora il desiderio di portarlo in giro e farlo vivere attraverso i concerti. In questo momento la dimensione live è quella che mi interessa maggiormente.
Com’è stato il percorso dall’esordio a oggi?
È stato un percorso lungo, fatto soprattutto di concerti, incontri e collaborazioni. Per molti anni ho suonato come sideman al fianco di altri artisti, esperienze che mi hanno insegnato tantissimo, sia musicalmente sia umanamente. A un certo punto, però, ho sentito sempre più forte il bisogno di raccontare qualcosa di mio. Ho iniziato a dare maggiore spazio alle mie composizioni e ho scoperto che è proprio questa la strada che mi rende più felice. Oggi il mio desiderio è suonare la mia musica ovunque sia possibile, davanti a pubblici diversi, in piccoli teatri come nei grandi festival. Vorrei anche avere l’opportunità di aprire i concerti di artisti che stimo, perché credo che il palco sia il luogo migliore per far conoscere davvero la propria musica.
Quali sono i contenuti che vuoi trasmettere attraverso la tua arte?
Prima di tutto avevo bisogno di creare una musica che potesse accompagnare la mia stessa vita. Mi piace immaginare posti lontani, persone importanti della mia vita, e provare a sentire le emozioni che potrebbero suscitarmi. Poi cerco di trasformare quelle sensazioni in musica. Non penso necessariamente a un messaggio preciso da trasmettere. Vorrei piuttosto offrire a chi ascolta uno spazio in cui fermarsi, ricordare, immaginare o semplicemente stare bene. Viviamo immersi in tantissimo rumore e credo che ogni tanto abbiamo bisogno di ritrovare il silenzio, anche attraverso la musica.
Parliamo delle tue pregiate esperienze di pubblicazioni, live, concerti o concorsi.
Ho avuto la fortuna di vivere esperienze musicali molto diverse tra loro. Ho collaborato con famosi artisti italiani partecipando a tour come pianista e tastierista, produzioni e progetti che mi hanno permesso di crescere molto. Ho avuto esperienze anche in ambito televisivo, e ho suonato in tour europei con artisti internazionali. Un altro momento importante della mia formazione è stato il periodo trascorso a New York, dove ho avuto modo di entrare in contatto con musicisti straordinari. Parallelamente ho costruito il mio percorso da compositore, pubblicando tre album, “Dieci Giorni”, “In Vita” e “Beninconia”. Sono esperienze a cui tengo molto, ma oggi sento che la sfida più bella è portare sul palco la mia musica. Mi piacerebbe inserirla sempre di più nei circuiti concertistici, nei festival e nelle rassegne europee, anche aprendo i concerti di altri compositori.
Cosa ne pensi della scena musicale italiana?
Avendo lavorato con diversi artisti della scena musicale italiana, penso che negli anni ci sia stata un’evoluzione molto interessante dal punto di vista del suono e della produzione. Forse sono meno entusiasta di alcuni aspetti legati alla composizione, ma credo che in Italia ci sia un patrimonio enorme di sensibilità e talento. Viviamo in un Paese straordinariamente ricco di bellezza, storia e contraddizioni, tutte cose che possono diventare una fonte inesauribile di ispirazione.
E cosa cambieresti o miglioreresti?
Dal punto di vista della scrittura mi piacerebbe ritrovare una maggiore attenzione alle strutture armoniche e ai contenuti dei testi. Ma soprattutto credo che bisognerebbe dare più spazio ai compositori italiani e alla musica originale, anche quella strumentale, che spesso fatica a trovare i giusti canali di promozione. Investirei molto sul circuito live, creando più occasioni per suonare, più spazi, più possibilità di incontro tra artisti e pubblico. Penso anche all’importanza di dare ai musicisti emergenti l’opportunità di aprire concerti importanti. Le persone hanno voglia di ascoltare musica dal vivo, di emozionarsi, di scoprire qualcosa di nuovo. Dobbiamo soltanto creare più occasioni perché questo accada.
Oltre al lavoro in promozione, quale altro brano ci consigli di ascoltare?
Vi consiglierei “Corde tese”, “Oltre Parigi” e “Occhi Freddi”. Ma se volete conoscere davvero la mia musica, e forse anche qualcosa in più di me, vi suggerisco una cosa: prendete la macchina, scegliete una destinazione, magari senza troppa fretta, e ascoltate i miei tre dischi, “Dieci Giorni”, “In Vita” e “Beninconia”. Credo che la mia musica abbia molto a che fare con il viaggio, quello reale e quello immaginario. E forse il modo migliore per ascoltarla è proprio mentre si attraversano luoghi e paesaggi.
Sorprese e anticipazioni. Cosa bolle in pentola e a cosa stai lavorando?
Oltre ai concerti che sto preparando in Italia, ho un desiderio molto preciso: realizzare un tour europeo nel 2027 insieme a due musicisti e amici straordinari, Edoardo Petretti alla fisarmonica e Margherita Musto al violino. Mi piacerebbe portare le mie composizioni in teatri, festival e spazi dedicati alla musica contemporanea, incontrando pubblici e culture differenti. Seguo con grande interesse artisti come Ólafur Arnalds e Nils Frahm e mi piacerebbe poter condividere contesti musicali di questo tipo, magari anche aprendo i loro concerti o quelli di altri compositori che ammiro. Il mio obiettivo, oggi, è soprattutto suonare. Vorrei che la mia musica viaggiasse molto più di me, raggiungendo persone e luoghi che ancora non conosco. E se quel viaggio potesse iniziare da un palco, sarebbe ancora più bello.