DIRTY HEAVENS “Rhoads” FARE TESORO DELLE ESPERIENZE DEL VIAGGIO

ASCOLTA “RHOADS”!

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I Dirty Heavens presentano il nuovo singolo “Rhoads”, un brano che attraversa la tradizione hard rock con una propria voce, fatta di chitarre, polvere e strada. Il sole ha già scaldato l’asfalto. La polvere si solleva dietro di noi, gli alberi scorrono ai lati della strada e la luce apre il percorso davanti agli occhi. Alla radio passa una canzone. È il momento in cui ci si chiede se un’occasione sia davvero finita o se ci sia ancora il tempo di afferrarla: “I’m not waiting for the last train to come, I should’ve known that life goes by fast”. “Rhoads” racconta la possibilità di ritrovare qualcosa che sembrava perduto e di guardare avanti con quell’entusiasmo istintivo che avevamo da bambini, prima che imparassimo a metterlo in discussione. Ogni scelta apre una strada diversa. Alcune si interrompono, altre si incrociano, altre ancora sembrano portarci lontano da ciò che stavamo cercando. Ma è proprio attraversando queste deviazioni che il percorso prende forma. Anche quando abbiamo la sensazione di esserci persi, quello che incontriamo lungo la strada continua a far parte della destinazione. “This hymn is yours, I ran out of ink, so let it work deep inside your guts”: quando l’inchiostro per tracciare la mappa è finito, non resta che seguire l’istinto e godersi il viaggio. La vita è fugace e il tempo corre, ma nonostante le deviazioni arriveremo sempre a destinazione in un modo o nell’altro. I Dirty Heavens sono una rock band nata a Bari nel 2023. Capitanati da Lucrezia ‘Dirty Hell’ Lamacchia alla voce e chitarra ritmica, Chris Salerno alla chitarra solista, e la sezione ritmica di Alessio Virno (basso) e Angelo Porcelli (batteria), la band scolpisce un sound ruvido, viscerale e carico di emozione. La loro musica nasce dalle ceneri del grunge e dell’hard rock anni ’80, guardando alla forza melodica del pop-rock dei primi 2000. Il loro album d’esordio ‘Drive’ (2026) racconta un viaggio interiore tra determinazione e frustrazione, percorrendo una strada che non esiste ancora. È una raccolta di inni alla libertà e all’autodeterminazione, in cui ogni brano si definisce come un frammento di vetro infranto: autonomo, ma indispensabile per comporre l’immagine complessiva dell’album.

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Di master