C’è una sottile crudeltà nell’onestà di chi ammette di essere «un casino», per poi restare a guardare l’altro cadere. È la fredda intenzionalità di chi, pur riconoscendo il proprio potenziale distruttivo, trasforma la vicinanza in puro egoismo. Con il nuovo singolo “Brucia Addosso”, i Ferrinis scardinano la retorica dell’amore salvifico per addentrarsi in un territorio ben più scivoloso e vicino al quotidiano di molti: quello della consapevolezza del danno. Non è l’ennesima narrazione di un legame disfunzionale, ma il terreno di gioco in cui vittima e carnefice si scambiano i ruoli sotto la pioggia di un parcheggio, tra il fumo di una sigaretta e il riflesso metallico di un Range Rover.

Se con i precedenti due lavori Maicol e Mattia Ferrini avevano tracciato i contorni della saturazione sentimentale e della dignità della stasi, qui i due fratelli forlivesi compiono un salto in avanti, senza cercare scuse, fughe, giustificazioni e compromessi. “Brucia Addosso” fotografa l’esatto momento in cui l’amore smette di essere casa, riparo, ascolto e cura per diventare «sale sulle ferite», un elemento che anziché lenire dolori e preoccupazioni li esaspera e ne genera di nuovi. In una scena pop spesso incline a romanticizzare i cuori infranti, i Ferrinis rivendicano una colpa, quella di voler restare in una relazione pur consapevoli che ogni parola farà piangere l’altro, trasformando la musica in un sottofondo malinconico, pieno di ricordi, e le lacrime in sostanze tossiche da cui si diventa dipendenti.

«Questo inferno brucia addosso, farsi male non è un gioco» è uno dei versi che meglio racchiude l’accezione del brano, evidenziando la rinuncia definitiva a qualsiasi velleità ludica. Resta solo la nuda constatazione di un incendio che consuma i tessuti emotivi, fino a lasciare scoperte le nervature della colpa, della dipendenza e del rimpianto. Non esiste finzione, non c’è nemmeno un conflitto. Il calore del corpo che brucia impatta frontalmente contro il gelo della pioggia incessante, nel tentativo vano di sedare un cuore che richiederebbe ben altro che una tregua passeggera per ricomporsi. I Ferrinis abbandonano le strutture più cinetiche della dance per abbracciare un sound pop arricchito di contrasti termici, lasciandosi alle spalle ogni residuo di leggerezza.

È la presa di coscienza che la vicinanza, a volte, è l’ostacolo più grande alla guarigione. In questo nuovo assetto stilistico, la voce si fa quasi rassegnata alla propria natura di «overdose», portando a compimento quella maturazione artistica iniziata con brani come “Giganti” e proseguita con la riflessione sulla sovrabbondanza di “Luci Viola”. I Ferrinis smettono di cercare la hit d’evasione per posizionarsi come osservatori di una generazione che spesso confonde l’intensità con l’autodistruzione.

Il videoclip che accompagna il singolo, diretto da Samuele Apperti, traduce visivamente la trama del testo. La regia sceglie di non sovraccaricare il racconto, lasciando che siano i volti e le atmosfere ad amplificare il senso di una relazione sentimentale da cui pare impossibile disintossicarsi.

I Ferrinis si confermano così tra i pochi artisti indipendenti capaci di posizionarsi in una fascia di mercato che non si accontenta dell’ascolto distratto, ma chiede un confronto diretto con le proprie zone d’ombra.

Non c’è redenzione in “Brucia Addosso”, solo la meticolosa descrizione di un incendio che continua a divampare perché nessuno dei due protagonisti ha il coraggio di spegnerlo.

Di master